mercoledì 1 luglio 2009

La casa di Donna Muzna (Bait Sayyeda Muzna)

È una casa ancora in restauro, vuota, affascinante, incantevole. Il mio Genio è uscito dalla lampada di Aladino e si aggira da padrone tra le sue stanze fresche; volteggia gioioso, ritrovando ambienti e architetture a lui note: qualcosa di simile aveva già visto in Yemen…ritrova stipi e stipetti incassati nel muro, anche in alto sulle pareti. 

Per ora ci sono ancora fili elettrici pendenti, pareti da liberare da sali minerali che la infestano... ma pian piano … la casa si sta animando con i suoi  abitanti; scende dalla scala principale la Donna della Casa: forte potente, ha fatto il pellegrinaggio alla Mecca, guida con mano ferma la numerosa servitù che deve tenere pulita la grande casa, quelle figure velate che si aggirano senza far rumore  e s’infilano svelte su per alcune ripidissime e strette scalette, perché  quelle larghe, padronali, che portano al patio superiore, sono solo per la famiglia.

Da quella ringhiera di legno, così fragile e elegante, si affacciano le figlie della domina a cinguettare segreti di fanciulle, ma solo quando la madre è fuori.

Con gentilezza  Sayyeda Muzna  mi fa fare il giro della sua dimora, dove i tappeti che coprono ovunque il pavimento ti accarezzano i piedi soavemente. E lì nelle nicchie dei muri,  ad archetto islamico, trovi i profumi, per la verità forti e troppo dolci, fatti con acqua di rose; lì brucia  il frankincense che si trova abbondante in Oman; si sentono profumi di altre spezie che provengono dall’India; lì è conservata la dolcissima halwa, specialità del luogo.

Ammiro i superbi tappeti: li guardo con occhio esperto. Ho momenti di sollievo dal caldo, perché la ‘bait’  così come è ‘architettata’, ripara dall’afa dell’ambiente esterno, con 45° gradi all’ombra. La generosa padrona di casa mi invita a sedermi sui divani a terra di stile omanita e mi offre un magnifico tè caldo…speziato con grani di cardamomo macinati. Decido che quando tornerò a casa farò la stessa cosa…almeno per un mese… poi di sicuro tornerò alle abitudini nostrane, per pigrizia e mancanza di buone spezie fresche.

E’ il momento del congedo, dopo una parentesi di grande serenità, ma…mentre sto ringraziando, Sayyeda Muzna scompare, così come si ‘volatilizzano’ i tappeti, gli oggetti, le serventi e il cinguettio di fanciulle…ho di fronte un operaio indiano con baffo, tuta blu e pennello in mano. Questo è stato un altro scherzo del Genio, ma quale è la realtà: Donna Muzna e le sue figlie o l’operaio? Come al solito ho dei dubbi. Preferisco Sayyeda Muzna, forte signora e poco importa se la vedo solo perché inavvertitamente ho strofinato la Lampada. E' importante che la realtà e la fantasia si fondano insieme, per continuare a sognare e insieme vivere la realtà.

Firuzeh

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